lunedì 7 novembre 2016

Un’antologia solidale a favore delle zone colpite dal sisma

Ho ricevuto un invito a partecipare e diffondere questa iniziativa chiamata "Lo dono da me".
Lascio la parola agli ideatori di questo interessante contest\concorso non solo letterario, visto che abbraccia diverse discipline artistiche, Lorenzo Dati titolare del blog condiviso Lo Scrivo Da Me e Monica Pasero. I proventi, almeno in parte, andranno in beneficenza il restante all’ editore che si unirà al progetto.

 "Per la sezione fotografia in aggiunta allo scatto intendiamo unire riflessioni, poesie, impressioni di autori interessati a collaborare. Una collaborazione tra artisti di diversi ambiti alla ricerca di una forma artistica interessante ed innovativa, col fine di fare beneficenza a favore delle popolazioni colpite dal sisma dello scorso agosto.

 Lo stesso concetto vale per la sezione pittura, scultura, disegno.

Per la sezione poesie e prosa saranno prese in considerazione solo opere inerenti alla tematica e che rientrino nei canoni stabiliti nel regolamento.

La partecipazione è gratuita, chiediamo però la massima diffusione sui vari blog, pagine autore e altri canali mediatici e social network per far si che l’iniziativa porti frutti a favore delle zone colpite…"




Monica Pasero Lorenzo Dati.



 Possono partecipare scrittori poeti pittori fotografi disegnatori musicisti ( con testi di canzoni ) che vogliono dare il loro contributo scritto o visivo.

Tema dell’opera

RINASCITA

L’universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l’oscurità abbia distrutto ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall’abisso.

Philip K. Dick

Regolamento

Scrittori: Si può partecipare con un brano di una lunghezza non superiore ai 5000 caratteri spazi inclusi inedito o edito, (se se ne possiedono i diritti) verranno scartati brani con riferimenti politici, religiosi o con contesti di discriminazione sociale non consoni all’ argomento trattato .

Poeti: Si può partecipare con una lirica a tema che non superi i 30 versi.

P.s. è gradito uso corretto della lingua italiana

Per  poeti e scrittori vi è la possibilità di essere inseriti con un proprio spazio all'interno del blog contattando il blog stesso.

Fotografi Pittori Disegnatori: possono partecipare con uno scatto di un’opera o disegno o fotografia che rappresenti il tema trattato

Musicisti: Possono partecipare con un brano di una loro canzone che riprenda il tema dell’ antologia.

Tutti i partecipanti idonei verranno inseriti nell’antologia, non si richiede acquisto copie chi volesse farlo lo farà a titolo privato, sapendo che è un‘ iniziativa puramente solidale.

Ogni autore avrà accanto all’opera una breve biografia con info sulla sua attività artistica

A tutti i partecipanti viene richiesto il consenso per pubblicare la propria opera, sapendo che è un’ opera solidale per cui non saranno riconosciute royalties sulle vendite.

Nota bene: Il materiale dovrà essere inviato non oltre il 31 dicembre 2016 unito alla liberatoria firmata al seguente indirizzo monet73@gem.it

PER FOTOGRAFIE E IMMAGINI: FORMATO JPG 

PER TESTI E POESIE: FORMATO WORD

PER GLI ILLUSTRATORI PITTORI FOTOGRAFI:

Potrà essere inserito qualora lo desideri nella sezione "Lo Espongo Da Me" del blog, che prevede la creazione di una grande mostra permanente online di tutti gli artisti, dove ogni artista può preparare un proprio progetto personale composto da: un video di 30″ di presentazioni dell’artista in buona risoluzione con una musica (scelta dall’artista) di sottofondo.Una scheda artista con le informazioni a discrezione dell’artista ed eventuali recapiti per chi fosse interessato a conoscere la Tua arte. Non vi sono obblighi, ognuno può lasciare le informazioni che vuole.Una galleria di immagini di buona risoluzione, ben fatte, da fotografi, o anche fai da te se si ama la fotografia e si ha buon occhio. In sostanza sarà curatore, scenografo del suo spazio.



sabato 15 ottobre 2016

Pocofuturo

Dopo parecchi mesi passati a rileggere fino alla nausea ogni racconto insieme alla brava editor Giulia De Gasperi, esce per la Antonio Tombolini Editore la mia raccolta dal titolo, appunto Pocofuturo (tutto attaccato!) all'interno della collana "Officina Marziani", tenuta dallo scrittore Michele Marziani.


Incidentalmente con questo ebook la Antonio Tombolini Editore (d'ora in poi ATE) festeggia le cento uscite. Va da se che "Pocofuturo" acquista anche un significato scaramantico e, si spera, benaugurante!
 Proprio per questa ragione e fino al 6 Novembre, il mio libro e gli altri novantanove, distribuiti in diverse collante tematiche molto interessanti, sono in vendita in offerta a 1.99 E, meno della metà del loro costo normale.

Ma che tipologia di racconti troverete il Pocofuturo? Il genere può essere inserito nel grande contenitore della "letteratura contemporanea"; un paio sono stati pubblicati anche in questo blog e non ho l'intenzione di cancellarli, anche se chiaramente, firmando il contratto con la ATE ne ho ceduto  i diritti d'autore.

 Sono piccoli ritratti di  adolescenti, giovani e meno giovani presi tra solitudine e incapacità di immaginare per sé o per il mondo un futuro credibile o anche solo accettabile.


Tra qualche settimana sarà possibile ordinare anche il cartaceo, l'ebook è in vendita nei principati store, tra cui Amazon

Qui di seguito, potete leggere in anteprima un paio di racconti: Anteprima Amazon

Qui invece vedere il video in cui Michele Marziani parla della sua esperienza con la ATE e del mio libro: Video







giovedì 6 ottobre 2016

Il cuore selvaggio di Simona Ferruggia

Recensione per il comitato di lettura del Writers Dreams


Titolo: Il Cuore Segreto
Autore: Simona Ferruggia
Collana: Collana Luci

Casa editrice: Watson Edizioni
ISBN: 9788898036295ISBN
Data di pubblicazione (o di uscita): Giugno 2015
Genere: Romanzo di Formazione
Pagine: 240
Prezzo:10 E 


Trama

Tra il romanzo di formazione e la saga familiare, "Il cuore segreto", di Simona Ferruggia, abbraccia tre generazioni di donne forti, sensibili, sofferenti, abusate eppure mai dome. La vicenda si svolge tra gli anni Sessanta e i giorni nostri. Protagonista è Sandra "occhi tristi", costretta dalle circostanze a costruirsi una corazza emotiva con la quale arginare il dolore e la mancanza di figure di riferimento per poter affrontare la vita che la aspetta e poter rinascere. Diana, la sorella e Federico, il suo migliore amico, sono tra le poche persone su cui può contare.

 
Contenuti
 
La vicenda, tratta da una storia vera, si segue senza fatica; a tratti appassionante, in alcune parti prevedibile, comunque non annoia mai. Il racconto non manca di coerenza e linearità. Il conflitto tra Pino e Sandra è sicuramente uno dei temi principali; reso molto bene, vivido, doloroso. C'è il disagio di vivere, c'è la paura: della malattia, della violenza, di ciò che la vita può riservare. Infine c'è il coraggio, quello che permette di andare avanti, un passo dopo l'altro, e affrontare le avversità per superarle, crescere, costruire un piccolo frammento di mondo migliore.
 
Ambientazione e personaggi
 
La descrizione degli ambienti è una delle prerogative più apprezzabili dell'autrice. Con poche pennellate riesce a rendere credibili luoghi e paesaggi, senza appesantire la narrazione con un'aggettivazione troppo ingombrante. Il lettore non fa mai fatica ad imergersi nella vicenda anche grazie a questa indubbia capacità. L'atmosfera è spesso lieve, rarefatta, tranne nei momenti più drammatici, come se Simona Ferruggia cercasse una distanza emotiva da una vicenda che, ricordiamo, è tratta da avvenimenti reali. Nonostante i personaggi siano veramente numerosi, non si rischia mai di confonderli o di dimenticarne i nomi; indice di una buona caratterizzazione di protagonisti e coprimari e soprattutto di un'ottima gestione della narrazione. Su tutti spicca Sandra naturalmente, ma anche Nilde, la madre, di cui è ben resa la distanza emotiva e lo spaesamento esistenziale. E Pino, la figura più controversa, ma anche quella resa con maggior vividezza. E' un romanzo con molti dialoghi che, tra le altre cose, aiutano a definire gli altri personaggi secondari; dialoghi che a volte possono risultare un poco piatti o leggermente manierati. Mai comunque avulsi dal contesto, né ingombranti.
 
Stile e forma
 
Stile non particolarmente ricco o ricercato: lieve, essenziale, fluido, aiuta il lettore a immergersi nella vicenda. Talvolta si sente la mancanza di qualche vocabolo più ricercato, di un aggettivo meno usuale. Ho notato, limitatamente alla prima parte del romanzo un passaggio dal passato remoto al presente, certo voluto dall'autrice e che aiuta a sottolineare vicende particolari in modo efficace e quasi cinematografico. A volte tuttavia il passaggio tra passato remoto e tempo presente avviene troppo repentinamente, anche all'interno della stessa scena, e ciò può sconcertare il lettore. Errori grammaticali assenti, ho trovato un paio di refusi appena, che in un romanzo di oltre 200 pagine sono un ottimo risultato, segno di un editing e una correzione delle bozze efficace.
 
Giudizio finale
 
Nonostante la vicenda sia contrassegnata da momenti tragici, da conflitti drammatici, "Il cuore segreto" non è un romanzo emotivamente "pesante"; l'autrice non gioca a solleticare la commozione, il turbamento del lettore: lascia parlare il racconto, che come ho scritto, procede in modo convincente, coerente fino alla fine, lineare. Ciò non significa che non si noti la mano della narratrice in diverse parti: l'episodio in cui Pino affronta se stesso chino su una scacchiera, la successiva conclusione inattesa della vicenda, di cui non raccontiamo nulla per ovvi motivi, è veramente ben costruita. Così come la parte che riguarda l'adolescenza di Sandra, di Diana, dei suoi amici. Un romanzo convincente, con alcune ingenuità tipiche dell''autrice esordiente, che non pregiudicano in alcun modo la lettura e l'immersione nella vicenda narrata.

venerdì 9 settembre 2016

Dove sono i danzatori?

Dove sono i miei sognatori oggi e stanotte.


Dove sono i miei danzatori che saltano follemente
piroettando e urlando.

 

 

 


Dove sono le mie donne quietamente sognanti,
imprigionate come angeli nel portico scuro
di un podere vellutato.


Danza danza danza...

 

Jim Morrison


venerdì 22 luglio 2016

Denti bianchi

«Ogni volta che sorridi ti si vedono i denti gialli, da fumatore seriale» gli dice la ragazza al secondo appuntamento. Una settimana dopo si rivedono al parco. È già primavera; lui non sorride più.
«Quando hai intenzione di prendere appuntamento dal dentista?» gli domanda guardandolo negli occhi.



È già passato un mese. Il sole le illumina i capelli fulvi accendendoli di riflessi preziosi.
«Sappi che finché non ti sarai fatto sbiancare i denti, io non ti bacerò» dice al ragazzo dallo sguardo triste.





Si rivedono un'ultima volta. Lui le corre incontro barcollando, lei attende perplessa guardandosi le unghie smaltate di bianco. Appena alza lo sguardo lancia un urlo. Rimane ipnotizzata a osservare gli spezzoni insanguinati che gli spuntano dalla bocca, tutto ciò che rimane dei suoi denti. Prima che il ragazzo perda i sensi accasciandosi davanti a lei, lo vede di nuovo sorridere.

martedì 28 giugno 2016

Quarant'anni


I quarant'anni di Alessio sono quasi arrivati. Tra una settimana sarà il suo compleanno e cade proprio di domenica. Seduto sulla poltrona, con in mano un bicchiere di wodka ghiacciata Moskovskaya, fantastica sul quel giorno. Decide di organizzare un lunch in agriturismo per festeggiare i suoi splendidi primi quarant'anni, anzi un matinée, con tanta musica House, giochi in piscina e wodka a fiumi. Inviterà Francesca la sua ex, Danilo il suo miglior amico, i colleghi di lavoro... e poi...

Finisce di bere la sua wodka e subito riempie il bicchiere. Manda un messaggio su WhatsApp alla sua ex, una splendida icona animata con un orsetto che danza. Francesca legge poi si disconnette. Bevendo la sua quarta Moskovskaya, invia un sms a Danilo che non ha WhatsApp. Gli risponde che è dispiaciuto ma domenica prossima ha un matrimonio. 






Composizione di Giuseppe Ragazzini


La quinta wodka gli procura un rigurgido acido; Alessio tossisce. I suoi colleghi... I suoi colleghi li odia. Fa per alzarsi in piedi ma urta il bicchiere che ha poggiato distrattamente sul bracciolo della poltrona. Il rumore del bicchiere che si infrange sul pavimento gli fa chinare il capo. Alessio osserva i riflessi del sole sui vetri sbriciolati e pensa al preavviso di licenziamento che ha ricevuto l'altro ieri. Alza le spalle indolente. Poi un altro rigurgido: vomita la sua pizza al pesto sfizioso sul pavimento. La poltiglia giallastra copre i vetri infranti e spegne i riflessi del sole.


lunedì 13 giugno 2016

Scrivener (e un dizionario migliore per il suo editor)

Inizia da oggi una nuova rubrica sui programmi di scrittura creativa, sul brainstorming, sui software per sviluppare idee et similia.

Impossibile in questo ambito non citare Scrivener, un programma di scrittura creativa molto conosciuto da scrittori, sceneggiatori, blogger; in rete ci sono guide eccellenti anche in italiano che illustrano le caratteristiche in modo ampio e particolareggiato; per esempio questa. Non mi soffermerò perciò per illustrarne l'uso o i punti di forza. Basti sapere che in un unico software è presente un editor di discreta fattura che all'occorrenza offre una visualizzazione essenziale (utile per evitare distrazioni), una "bacheca" dove poter organizzare appunti, ricerche, pdf, foto ecc.. e tante altre cose.

Potrete lavorare con capitoli, scene e quant'altro organizzandoli in modo personale ed efficiente, tenendo nello stesso  tempo a portata di mano le varie revisioni, accedendo a ricerche e ambientazioni e ad ogni tipo di file direttamente dal programma (senza cioè servirsi di software esterni, come visualizzatori di immagini, ecc...). Un uso evoluto del programma porterà ad apprezzare il modo in cui Scrivener gestisce le note o i tag, o ancora la praticità del suo motore di ricerca interno.




A chi è utile questo software? Senzaltro ad autori di saghe, romanzi lunghi, sceneggiature, articoli di una certa lunghezza; ho qualche dubbio che chi scrive racconti, romanzi brevi o semplici post del suo blog possa trovarne particolare giovamento, visto anche l'uso non proprio intuitivo, almeno all'inizio, del programma.

Tra i suoi difetti principali possiamo inoltre trovare un correttore ortografico basato su un dizionario italiano piuttosto datato, almeno per quanto riguarda la versione Windows; in pratica inutile, specialmente se siete abituati al correttore di Libre Office o a quello di Word.
Ma niente paura, a tutto c'è rimedio. Se volete saltare spiegazioni tecniche e il percorso con cui sono arrivato a implementare un miglior dizionario italiano, potete andare direttamente al link che vi permetterà di scaricarlo.





Il correttore ortografico di scrivener è basato su Aspel, di derivazione linux. Per macchine che funzionano con windows, la versione di Aspell (Aspell win 32) è ferma alla 5.02. La 5.02 ha diversi svantaggi: un vocabolario datato e povero, fermo all'edizione 2002 di poco più di 700Kb per esempio. L'elisione delle parole poi è deficitaria e spesso segnala come errori termini perfettamente corretti (es: dall'elenco, nell'albergo). Nella versione 6.0 e successive (solo Linux) il dizionario è stato molto migliorato. Potete trovarlo qui

Come detto però funziona solo se il vostro sistema operativo è Linux. Esiste tuttavia un modo, piuttosto complicato, per adattare il dizionario Aspell migliorato della versione 6.0 (Linux) alla vecchia versione 5.02 che usa Windows (e di conseguenza, Scrivener). Una volta scaricato il dizionario e decompresso nella cartella aspell\bin, è necessario aprire un terminale dos e far partire da linea di comando l'eseguibile word-list-compress.exe procedendo alla conversione. La stringa di comando che si trova nelle pieghe della rete necessaria per effettuare la conversione (il comando:
.\word-list-compress.exe d < .\it.cwl < .\aspell.exe --lang=it create
master .\it.rws) è però parzialmente errata. A forza di tentativi, un paio di anni fa sono riuscito in qualche modo a effettuare la conversione ottenendo il nuovo dizionario (con estensione rws, adatta al vecchio Aspell).

Lo trovate nella pagina dei downloads, qui

Una volta decompresso l'archivio, dovrete solo sostituire i files nel vostro dizionario Aspell (Troverete comunque le istruzioni dettagliate all'interno del file che avete scaricato) Naturalmente su Scrivener dovrai aver selezionato su Strumenti-Opzioni-Correzioni: il dizionario "Italian (Italy)"


Limiti del nuovo dizionario. Il dizionario Aspell nasce come dizionario per la lingua inglese. Segue la regola "Run-together" che non permette in Italiano di riconoscere come errori gli articoli indeterminativi maschili apostrofati (es: un'amico)

E' comunque un deciso passo in avanti rispetto al vecchio dizionario che usa Scrivener (quello che vi fa scaricare il programma se andate in strumenti, opzioni, correzioni; di default infatti è settato il dizionario inglese). Ora gli errori sono correttamente segnalati e il correttore ortografico è pienamente usabile!

lunedì 16 maggio 2016

E così vorresti fare lo scrittore?

Scrivere per Charles Bukowski

"Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.






se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall'autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o morirà in te.

non c'è altro modo
e non c'è mai stato."



Charles Bukowski

sabato 19 marzo 2016

Veniamo solo per sognare

Non è vero, non è vero,
che veniamo sulla terra per vivere!
Veniamo solo per dormire.
Veniamo solo per sognare.
Il nostro corpo è un fiore.
L’erba diventa verde in primavera,
così i nostri cuori si aprono
e sbocciano come fiori.
Alcuni aprono la corolla,
poi appassiscono…


Da: 
“La poesia del mondo. Lirica d’Occidente e d’Oriente” Guanda editore


Tochihuitzin Coyolchiuhqui  (poeta azteco, XV secolo)




lunedì 7 marzo 2016

La Vera Saggezza

"La vera saggezza", pagina 100 secondo volume, da "Molto dopo mezzanotte"

Ray Bradbury

 

 

 

 

 

 

 

 

venerdì 26 febbraio 2016

La fuga - ebook in omaggio

...con un mio racconto.

E' necessario comunque essere registrati a "Ilmiolibro" (qui)

Presentazione dell'opera: (qui) 

 

 


martedì 12 gennaio 2016

Nostra signora televisione





Guardare la tv è una specie di apprendimento nel sonno.
L'elettroencefalogramma di una persona che guarda la tv mostra che dopo mezzora circa il cervello decide che non sta succedendo nulla, ed entra in uno stato semi-ipnotico, emettendo onde alfa. 
Questo accade perché i movimenti degli occhi sono minimi. 
Inoltre la maggior parte delle informazioni sono visive e quindi passano nell'emisfero destro del cervello senza essere analizzate dal sinistro dove ha sede la personalità cosciente. 
Ciò indica che molto di quanto apprendiamo viene ricevuto su base subliminale.

Philip K. Dick da "Come costruire un universo che non cada a pezzi in due giorni"

domenica 6 dicembre 2015

Per un pubblico assente




Non so.
Forse il vostro tempo vi impedisce di vedere la vita.
Il vostro sguardo sulla vita, sul senso di essa, avviene attraverso fessure strette, spiragli di menti raccolte in gabbie razionali, fatte di oculatezza e praticità. 
I vostri dogmatismi sono giochi di nervi e di verbi: strutture sfumanti nel vuoto appunto.
Il vostro tempo si è fermato morente a un bivio: l'avete ucciso allora, con le parole!
Guardatevi! 

Guardate le vostre reazioni nervose in uno stralcio di vita quotidiana. 

Guardate le vostre connessioni mentali, le serpentine e gli incastri reazionali del vostro diagramma: la bellezza, la purezza sono troppo distanti dai vostri maneggi materiali, i ritmi circolatori della vostra esistenza troppo imbevuti di utilitarismo.
Alla vostra profonda non esistenza, signori!








sabato 10 ottobre 2015

Giorni ottusi



Un vecchio racconto, pubblicato qualche anno fa: un omaggio a Kurt e uno sguardo a ritroso a quel periodo della vita in cui spesso l'esistenza appare vuota e inconsistente.

                                                       

GIORNI  OTTUSI






                          4 APRILE 2004

                                                         
        Quando Kurt Cobain decise di uscire dalla merda e si sparò un colpo di fucile in testa, Dumb, il gatto di Simone, stava agonizzando sotto una pianta del suo giardino. Ma il suo gatto miracolosamente non morì, a differenza di Kurt Cobain, il cui corpo aveva già iniziato a puzzare quando finalmente qualcuno si decise a cercarlo. Il dio dei gatti o chi per lui aveva deciso di salvarlo: forse il dio dei gatti è più potente del dio degli umani. 

Ora il vecchio Dumb, che è anche il nome di un pezzo dei Nirvana, siede accovacciato sopra un maglione di Simone e lo guarda distratto. Simone lo ha accarezzato fino a poco prima, ma adesso sta scrivendo sul suo quaderno. Quando aveva iniziato a tenerlo si era sforzato di scrivervi dei suoi pensieri, di cosa gli accadeva,  quello che pensava della vita. Un giorno però aveva strappato le pagine scritte e aveva ricominciato. 

Ora è quasi completo. E’ pieno di parole strane, scelte tra quelle che più gli piacciono. Parole accostate tra di loro solamente perché  stanno bene insieme. Frasi senza senso, ma affascinanti. Frasi con della musica dentro. E poi frasi di canzoni. Trascrizioni di cori ultrà. Vecchi slogan politici. Frasi prese dalla pubblicità. Titoli di film dimenticati. Frasi in inglese, in francese. Persino titoli di riviste scandalistiche. Solo che in questo momento non gli viene nulla in mente, infatti sta scarabocchiando un angolo della pagina con un pennarello viola. Quando il suo cellulare squilla lo lascia suonare quattro, cinque volte, sperando che smetta. 

Poi risponde.

“Ciao Simo.”
“Ciao.”
“Come va? Ci si vede più tardi?” 
“Non ho molta voglia, è freddo. Mi andava di stare a casa....”
“Credo che dobbiamo parlare un po’, no? Ieri non ero... Niente, non ho capito delle cose. Poi voglio vederti.” 
“Sì.”
“Io alle cinque finisco il corso d’inglese, facciamo alle cinque e mezzo in sala giochi?”
“Possiamo parlare ora.”
“Per telefono, dai ! Poi non ho credito. Lo sai che mia madre ha saputo che ci vediamo ancora? Indovina chi glielo ha detto?”
“Senti, non me ne frega un cazzo. Va bene, facciamo le sei, alle sei al Pink Panther.”
“Stronzo... il cd me lo porti? Ce l’hai da tre mesi, avevi detto che te lo masterizzavi e poi me lo resituivi...”
“Ciao.”
“Eh, ciao!” 

Simone rimane a fissare il cellulare che ancora stringe nella mano; si alza, va verso lo stereo lo cerca un po', lo trova sotto una pila di cd masterizzati. Unplugged In New York, Nirvana; glielo aveva prestato Alessia due giorni dopo che si erano messi insieme. In ogni caso ora è suo. In ogni caso ora non prova più nulla per lei. Nulla, zero, nada... Persino un poco di fastidio quando pensa al suo modo di fare. Si stende sul suo letto e pensa che almeno un po' dovrebbe dispiacergli. La loro storia è moribonda... Però l'unica cosa che gli viene in mente sono le parole ridicole che lei gli sussurrava nell'orecchio l'ultima volta che hanno fatto sesso.
                                                            


                                                           
                                                   
                                                           5 APRILE 2004

Mentre lo scooter si affanna sulla strada non asfaltata esibendo polvere, rumore asmatico di motore, sobbalzi di ammortizzatori scarichi, nella sua mente appare  l’immagine mentale di Alessia che gli parla al Pink Panther.
Il suo sguardo accigliato o indagatore che cerca il suo, le guance piene e rosate, il gesto violento della mano che taglia l’aria. Le parole sensibili, intelligenti, appassionate, opportune. La luce del sole che le illumina il capo, i suoi capelli accesi di rosso e di arancione e perfino di rosa. L’orologio troppo grande e troppo verde che porta al polso. Le calze bianche senza ornamenti.

Ma  sembra un’immagine lontana, senza vita. Come guardare un film e non sapere nemmeno che titolo abbia. Così l’immagine lentamente svanisce. E guidare non è facile. La strada diventa sempre più scoscesa, le ruote dello scooter tendono a non far più presa su ghiaia e terra secca. E l’aria è sempre più fredda, ghiaccia  le mani senza guanti e il viso, cristallizza i ricordi, prosciuga la mente di slanci ed emozioni. Gli alberi sono nudi, i loro rami si muovono rassegnati come seguissero ordini incomprensibili. 

Dietro una curva a gomito appare una Nissan  blu, si avvicina rapida annunciando una nuvola di polvere bianca. Quando affianca lo scooter di Simone il guidatore lo fissa, lo squadra, piega appena la bocca in un gesto di disprezzo e noncuranza e derisione. Simone bestemmia, piega la mano in un saluto che vorrebbe essere ironico, invece gli viene un gesto violento e quasi lascia andare il manubrio; rallenta, guarda dallo specchietto se il tipo l’ha visto, fa per gridargli qualcosa ma la polvere bianca avvolge tutto in un indefinito latteo.

 Poi, dietro la curva  il sole, già un poco rosso e morente, e spazio aperto finalmente, una grande radura piena d’erba e cespugli e cavalli liberi. Simone prosegue ancora lungo la strada, fino ad arrivare in una piazzola dove un sentiero appena accennato si inoltra nel terreno erboso. Ma fa sempre più freddo e il cappuccio della felpa che porta sotto la giacca di pelle non può ripararlo dal vento. 

Prosegue lentamente, ingobbito sullo scooter, il naso ghiacciato, e si chiede perché è voluto venire fin lì. Non riesce a capire: aveva voglia di fare qualcosa, di muovere il destino, è così ?  Perché? Percepisce il vuoto dentro di se, un’assenza di tutto. Da quanti giorni è così? Da quanti anni è così? Ma lui non vuole risposte. Non vuole analizzare cause, scomporre motivi, sezionare ragioni. L'unica cosa che gli viene in mente è che oggi è il 5 Aprile, il giorno che Kurt Cobain decise  di ammazzarsi, esattamente dieci anni prima... E lui non ha nemmeno un cazzo di lettore mp3 x ascoltarsi un suo pezzo.

Ora sta fissando il sole, un rubino che gronda sangue e che  svanirà oltre l’orizzonte. I contrasti sono così netti che gli occhi gli fanno quasi male. E il profilo dei monti lontani è nitido, distinto, spietato. E’ tutto così assoluto! Lo scooter rallenta, poi si ferma. Ora è arrivato alla fine del pianoro. Sotto il precipizio. Sotto, nella piccola pianura, la sua città sembra una sorprendente distesa di bizzarre forme geometriche.  Basterebbe dare gas per... Basterebbe dare un po' di gas per volare. Non c’è un suono, un fruscio, un sussurro. E lui vorrebbe così tanto reagire... Gridare. Urlare, piangere. Afferrare il sole prima che sia troppo tardi. Ma l’unica cosa che riesce a fare è chiudere gli occhi.
                                                
                                               
                                               
                                               
                                                                             
                                             “Scortico il sole
                                               Cado addormentato
                                               Desidero andarmene
                                               L'anima è spregevole
                                               Lezione imparata
                                              Augurami fortuna
                                              Calma il bruciore
                                              Svegliami”

                                              Dumb, Nirvana  







[ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO IN CARTACEO SULLA RIVISTA "LA  CATTIVA  NOVELLA"   - PROPRIETA' INTELLETTUALE DELL'AUTORE]


mercoledì 19 agosto 2015

Recensione di Ho sposato mia suocera - Stefano Grimaldi


Faccio parte del "comitato di lettura" del Writer's dream; ho accettato volentieri di recensire questo libro edito dalla Las Vegas Edizioni. Di seguito la scheda del libro e la recensione.











Titolo:  Ho sposato mia suocera - Memorie di un genero esaurito
Autore:  Stefano Grimaldi
Editore:  Las Vegas Edizioni
Pagine:  118
ISBN:  9788895744315 (Cartaceo)
            9788895744674 (Digitale)
Genere:  Umorismo
Formato:  Cartaceo & Ebook
Prezzo:  3.99 € (Ebook)\10 € (Cartaceo)


QUARTA DI COPERTINA
"Questo diario va somministrato a chi soffre del mal di suocera. Non è un farmaco in grado di rimediare con un sorso alla patologia, ma un sostegno a cui aggrapparsi nei momenti di crisi. La protagonista forse non esiste, o forse esiste un po’ in tutte le case del mondo, ma è nata per dare sollievo a un’enorme categoria umana: quella dei generi esauriti, che ogni giorno combattono con il coltello in mezzo ai denti. Devono sapere che non sono soli. Sul loro stesso pianerottolo, probabilmente, si sta consumando un dramma identico. E c’è da giurare che anche dall’altro capo del mondo stia avvenendo qualcosa di molto simile. L’idea della lotta collettiva è da sempre l’unico rimedio contro la sofferenza individuale"
TRAMA
La forma scelta per raccontare la vicenda è quella di un diario atipico, sviluppato per eventi e presentato quasi come un percorso terapeutico, con una parte iniziale introduttiva strutturata alla maniera di quella del foglio illustrativo di un medicinale, con tanto di posologia, effetti collaterali e così via. 

La vicenda, come si intuisce dal titolo, illustra il rapporto tra un fidanzato, poi marito, con la madre della donna amata, attraverso veri e propri riti di passaggio: dalla proposta di matrimonio, suggerita dalla futura suocera, sino alla nascita del pargolo che trasforma la vera protagonista del libro in "suocera-nonna." L'esasperazione che questa donna suscita attorno a sé creerà le condizioni per un catartico scontro conclusivo.
CONTENUTI
Come ogni libro umoristico che si rispetti, la vicenda è costruita per divertire e tocca argomenti e situazioni nelle quali è possibile riconoscersi per averle vissute od osservate. Tutti ad esempio, abbiamo presenti quelle particolari dinamiche che si innestano durante un pranzo natalizio in famiglia, quando, magari con la complicità dell'alcool, vengono fuori conflittualità più o meno latenti, diversità caratteriali, argomenti tabù, tragiche incomprensioni. Ecco, nel richiamare alla mente queste situazioni, l'autore cerca la nostra complicità e il libro raggiunge il suo scopo: diverte appunto. 

Tuttavia è possibile trovare una diversa lettura del conflitto che si scatena tra Stefano e la suocera. E' chiaro infatti che lei rappresenta un modo di essere e di concepire la vita e di conseguenza il rapporto con gli altri del tutto antitetico a quello del genero. Tanto la donna tende a ostentare (potere, soldi, amicizie influenti, privilegi), quanto Stefano appare invece insofferente nel seguire lo stile di vita da lei esibito. Se la suocera aspira ad avere il massimo controllo possibile della sua vita e di quella degli altri, lui probabilmente vorrebbe solamente godersela, la vita, lontano dai riflettori della mondanità e da inutili complicazioni, insieme alla sua famiglia. In questo scontro di caratteri diversi possiamo osservare anche  il conflitto tra due differenti modi di intendere l'esistenza.
AMBIENTAZIONE E PERSONAGGI
Se dovessi commentare un film, invece di un libro, scriverei che quasi ogni scena si svolge in interno giorno: appartamenti, negozi, abitacoli di auto, ristoranti, hotel e così via. Tutto ciò accentua il senso di claustrofobia della vicenda, dominata dall'opprimente rapporto tra i due. Le descrizioni sono molto rare e solo accennate ed è un peccato perché avrebbero di certo contribuito a dare respiro al racconto e a far visualizzare in modo migliore al lettore il "campo di battaglia."

Il punto di vista è unico ed è quello di Stefano, la vittima; è lui che racconta le angherie che è costretto a subire, è sempre lui che mostra il carattere della suocera e ci fa partecipi delle sue idiosincrasie.

Dei personaggi quelli meglio tratteggiati sono ovviamente quelli della suocera e del genero. La figura della moglie appare solo abbozzata e rappresenta poco più di una spalla per Stefano, malgrado i due, siano sinceramente innamorati, come risulta dalle parole affettuose dell'io narrante. Anche la figura del figlio, di cui conosciamo poco più del nome, sembra piuttosto sbiadita. 

Un personaggio comprimario ma pieno di umanità e di simpatia viene introdotto invece nella parte finale del libro: il "Sergente." Sarà protagonista della vicenda più esilarante dell'intero libro.
STILE E FORMA
La forma è  curata, le regole editoriali rispettate, i refusi quasi assenti. L'autore usa uno stile scarno, composto da frasi brevi o molto brevi, che non sempre appare funzionale. L'uso frequente del punto e virgola e dei due punti, in alcuni casi appare eccessivo. Le frasi brevi rischiano a volte di spezzare il racconto regalando un andamento troppo sincopato. 

Nonostante ciò, in generale il ritmo è buono. I dialoghi sono realistici e ben congegnati e contribuiscono alla caratterizzazione dei personaggi. I verbi sono generalmente coniugati correttamente; ho notato in rari casi un passaggio repentino dal passato prossimo al passato remoto. L'uso dei termini è corretto, l'aggettivazione ridotta al minimo; tutto ciò fa sì che la lettura risulti scorrevole, lineare.
GIUDIZIO FINALE E CONCLUSIONI
Ho sposato mia suocera è un libro simpatico, fresco, divertente. Ora che siamo in piena estate, si candida a diventare una tipica lettura da ombrellone. Non è particolarmente originale e d'altra parte era difficile esserlo, con un argomento così "mainstream"; le vicende, come detto, sono quelle che scandiscono  il rapporto conflittuale tra Stefano e sua suocera, nel libro chiamata semplicemente "Lei". 

I tempi della comicità però ci sono tutti, e sono dosati sapientemente, specie nella parte finale. I momenti migliori sono quelli nei quali la verve comica prende una patina surreale, come quando Stefano Grimaldi (che è lo pseudonimo dietro al quale si nasconde l'autore) narra dello strano posto dove d'estate viene rinchiusa la pelliccia della suocera. Pelliccia che sembra dotata di una sua, pur tragica, consapevolezza.

Il pericolo di un finale buonista, che avrebbe forse potuto accontentare il lettore occasionale ma che avrebbe corso il rischio di snaturare l'opera, viene sapientemente evitato.  Anche per questo la lettura del libro mi ha lasciato con una gradevole sensazione di appagamento.


giovedì 21 maggio 2015

Cercasi papà

Avete programmato una serata rilassante a casa vostra, davanti all'Olovisore; danno un Reality che si preannuncia particolarmente truculento. Vi state sistemando sul divano, quando d'improvviso qualcuno suona alla porta. 

Cosa pensereste se, aprendola, vi trovaste davanti un bambino che ha lo stesso identico aspetto che avevate voi alla sua età?



 Nuovo racconto facente parte del ciclo "La civiltà spenta" pubblicato un paio di giorni fa su Storie Brevi.
 
Si può leggere liberamente tramite smartphone o tablet (anche senza abbonamento al servizio): qui
selezionando la categoria "Fantastico" e "Top novità" oppure tramite computer al seguente indirizzo: qui

Per girare pagina, click sulla parte destra della copertina (che allo schermo del computer può apparire sovradimensionata) quando il cursore si trasforma in una mano


mercoledì 15 aprile 2015

Io leggo differente

Iniziativa interessante e promettente. Leggi indie!





In Italia si legge poco. E quei pochi leggono sempre gli stessi. E' un fatto. Questione di visibilità, di ben orchestrate campagne marketing, di un monopolio editoriale conclamato. Difficile convincere un non lettore ad appassionarsi alle pagine scritte o allo schermo di un e-reader, lo sappiamo. Ma è altrettanto difficile far sì che un lettore forte, di quelli che leggono più di un libro al mese, scopra un panorama narrativo diverso da quello che gli viene proposto sugli scaffali delle grandi librerie di catena. Ed è per raggiungere quel lettore che nasce ?#?ioleggodifferente?.
Differente non vuol dire migliore, vuol dire diverso. Ci sono molti autori validi, pubblicati da case editrici piccole e indipendenti, che non riescono materialmente a raggiungere i lettori. Manca la distribuzione, manca la pubblicità, manca la volontà, anche, di andare “a caccia” di qualcosa di diverso, di un nome nuovo, di storie inconsuete.
#ioleggodifferente nasce per favorire l’incontro tra scritture poco conosciute e lettori.
#ioleggodifferente è su twitter: https://twitter.com/leggodifferente
e su Facebook con la pagina https://www.facebook.com/ioleggodifferente
#ioleggodifferente è su instagram, su pinterest, su google+
#ioleggodifferente è una rete di blog che da sempre si interessano di scrittori e scritture differenti.
#ioleggodifferente sarà un sito (di prossima pubblicazione).
#ioleggodifferente è, soprattutto, voglia di agire adesso:
gli autori che aderiscono al progetto mettono a disposizione una copia di un loro libro; uno stralcio verrà pubblicato sul sito. Chi vorrà lo leggerà e lo commenterà. L’autore, a proprio insindacabile giudizio, regalerà a un lettore/commentatore una copia del libro. Il lettore riceverà il libro e ne documenterà l’arrivo con una foto che verrà pubblicata sul sito, sui blog e su tutti i social coinvolti. Il lettore leggerà il libro, lo commenterà (a proprio insindacabile giudizio), poi sceglierà un altro lettore cui passarlo. E la procedura riprenderà in una catena di lettura/passaparola che può allargarsi ai librai che vorranno partecipare, mettendo in vetrina uno o più libri DIFFERENTI consigliandoli ai propri clienti (con l’indispensabile complicità degli editori coinvolti).
Invitiamo editori, autori, lettori e librai interessati ai libri DIFFERENTI:
a seguire #ioleggodifferente sulla pagina fb e sugli altri social e/o
a collaborare attivamente alle iniziative in preparazione iscrivendosi al gruppo fb #ioleggodifferente.

A breve il sito e molte novità: restate in contatto!

giovedì 9 aprile 2015

La bellezza degli antichi Veda

Nella letteratura Vedica ci sono alcuni dei testici filosofici più belli conosciuti dall'umanità. 

Il termine vedico viene dal sanscrito (nella sua variazione di sanscrito vedico) e ha il significato di conoscenza,  saggezza.

In particolare il Ṛgveda (letteralmente: Inni della conoscenza) è uno dei più antichi; la sua composizione si colloca tra il 2000 e il 1100 A.C.




Eppure molti studiosi sono convinti che risalga a un epoca molto più antica, proveniendo dalla tradizione orale precedente l'uso della scrittura.

Il Ṛgveda  tratta di cosmologia che viene descritta con estrema eleganza. Leggete per esempio questo passo, pieno di bellezza e la sua conclusione sorprendente:




1. Allora non c’era l’Immanifesto, né il Manifesto; non c’erano le profondità spaziali né il cielo al di sopra. Che cosa circondava? Dove? Nutrito da chi? Che cosa era l’oceano, profondo, inscandagliabile?

2. Allora non c’era la morte, né l’immortalità. Non esisteva il confine della notte e del giorno. Imperturbato, mosso da sé, pulsava l’Uno solo. Oltre di lui non c’era nient’altro.

3. Oscurità vi era; in principio avvolto di oscurità questo tutto era una profondità indifferenziata. Serrato dal vuoto, quello che il potere della fiamma accese emerse all’esistenza.

4. Il desiderio, primordiale seme della mente, in principio sorse in Quello. I veggenti, cercando nella sapienza del loro cuore, scoprirono l’affinità del creato con l’increato.

5. I raggi della loro visione si distesero lontano. Vi fu un sotto, vi fu un sopra. Vi erano invero fecondatori, vi erano invero potenze. Sotto l’energia, sopra la volontà.

6. Chi sa la verità, chi può qui dire donde è originata, donde questa proiezione? Gli dèi apparvero dopo nella creazione di questo mondo. Chi sa quindi come tutto ciò ebbe origine?

7. Donde originò questa creazione, se l’ha causata o se no, Colui che nel supremo empireo la sorveglia, Egli soltanto lo sa, oppure, perfino Lui non lo sa!